State per leggere una delle storie che
mi ha affascinato di più. Sentirete parlare di un personaggio molto originale che
vive per strada da una decina d’anni e metà della sua vita l’ha passata in
carcere, quello duro. Ma prima di conoscere il Guido di oggi dovete immaginarlo
quando era ancora un ragazzino: uno scugnizzo classe 1957 tutto riccioli neri,
con un fuoco dentro di sé che lo rendeva inquieto e curioso. Se a questa indole
focosa aggiungete il quartiere in cui è nato, la Comasina nella periferia di
Milano, un padre violento e l’incontro con il famoso bandito Renato
Vallanzasca, avrete un’idea più chiara. Adesso andiamo con ordine, vorrei
riuscire ad accompagnarvi dentro la vita di Guido con la dovuta delicatezza.
Alcuni di voi, come me, potrebbero affezionarsi a lui e credo di sapere il
perché: ci sono delle anime che sono speciali e custodiscono qualcosa di molto
prezioso. Un tesoro. Ma col passare del tempo questo tesoro cresce e a volte
diventa talmente grande che deve volarsene via. E il momento cruciale arriva
quando quell’anima deve decidere dove far migrare il proprio tesoro. In genere
ci sono tante direzioni, ma non tutte rendono felici. E la felicità non è altro
che una sorta di armonia in cui l’anima e il suo tesoro se ne stanno in pace. Al
contrario, ci sono percorsi che conducono verso strade dolorose. Di solito
hanno confini ammalianti, ma nascondono spine acuminate e feroci intemperie.
Questo pensiero non vuole giustificare niente, serve solo a spiegare come certi
uomini, giudicati criminali o devianze del sistema, tante volte tengano
nascosto un bene profondo che non è riuscito a spiccare il giusto volo. Forse,
più semplicemente, nessuno glielo ha mai insegnato...
Un viaggio nei bassifondi delle nostre città, tra Caritas e dintorni. A cura di Matteo Donati
lunedì 2 settembre 2013
4 - IL MARINAIO
Qualche tempo fa, sistemando le carte
del mio ufficio, ho trovato una lettera che avevo quasi dimenticato. Rileggendola
mi sono tornate in mente tante cose. Ho rivisto in quelle poche righe la vita
di un uomo che si faceva chiamare il Marinaio perché prima di diventare un uomo
di strada è stato un grande avventuriero. Nato in sud America è stato membro di
molti equipaggi che hanno solcato i mari di luoghi remoti come la Patagonia, la
Terra del Fuoco, l’Amazzonia. Quello che so di quelle mete leggendarie lo devo
soprattutto a lui che me le ha descritte e mi ci ha accompagnato con la
fantasia. A volte ho pensato al Marinaio come a uno dei personaggi narrati dal
grande scrittore cileno Luis Sepùlveda nel suo Patagonia Express. Così ho
deciso di pubblicare questa lettera che di per sé potrebbe assomigliare a tante
altre, ma per quello che è avvenuto in seguito, ha assunto per me un
significato molto più profondo che conservo con cura nella raccolta dei miei
ricordi...
3 - SEi PIU' FORTE DI ME
Paolo sa di avere solo un’ora a disposizione. Fra
sessanta minuti la guardia ricomincerà il giro di ronda e sarà finito il tempo
utile per realizzare il piano. Dovrà agire in fretta, a sangue freddo. Paolo è
uno dei 66 mila detenuti nelle carceri italiane, è dentro da pochi mesi, ma
dovrà starci per altri otto anni. Troppo. Troppo tempo. Una vita.
2 - LE AVVENTURE DI UN PICCOLO FASCISTA
Mio padre era un uomo di destra, uno di quelli veri, non così per dire. Ha combattuto la seconda guerra mondiale e non ha mai tradito, rimanendo sempre a fianco dei tedeschi. Fino alla fine. Nella parete più luminosa della sala da pranzo aveva attaccato una gigantografia del Duce. A volte mi faceva un po’ paura: mi impressionava il suo sguardo cupo, infatti non volevo mai restare da solo dentro quella stanza. Passavo di lì veloce e cercavo di non guardarlo per niente. Poi col tempo mi ci sono abituato e diventando grande i miei timori iniziali sfumarono prima in un sentimento di simpatia, poi in assoluta ammirazione. Mio padre era per me come una roccia, anzi di più, una montagna. Ero fermamente convinto che fosse infallibile perché aveva sempre la soluzione giusta a ogni problema. Rappresentava la cosa più solida della mia vita, una certezza assoluta e se era così devoto a quell’uomo, un motivo c’era di sicuro e le ragioni non mi interessavano più di tanto.
In casa l’educazione era molto rigida e la mia famiglia era fondata su due valori assoluti e imprescindibili: ordine e disciplina. Se non rispettavi queste regole le buscavi. Se ti veniva in mente di lamentarti, le buscavi un’altra volta e così fino a quando non ti era entrata in testa la teoria. Mio padre faceva il magazziniere, lavorava per una ditta edile specializzata nella lavorazione della vetro resina, mia madre era impiegata statale. Lavoravano onestamente. Posso dire che non mi facevano mancare quasi nulla e a quei tempi era una bella fortuna perché io abitavo a Napoli e quelli erano gli anni settanta...
1 - CENTRO D'IGENE MENTALE
Squilla il telefono. Rispondo. Si presenta un medico
del Centro d’Igiene Mentale. Mi riferisce che hanno ricoverato Jessica
d’urgenza. La situazione è molto grave, c’è mancato poco che morisse. Da una
settimana era rinchiusa nella sua roulotte senza mangiare. Solo Tavernello in
cartone e fiumi di antidepressivi. Risultato: intossicazione e delirio. Per
fortuna una volontaria è andata a farle visita, si è accorta della situazione e
ha chiamato un’ambulanza. Non appena apprendo la notizia salgo subito in
macchina e la vado a trovare. So per certo che non ha parenti né amici in grado
di starle vicina in un momento così delicato...
sabato 24 agosto 2013
venerdì 9 agosto 2013
DELITTO FERRI, PAPA FRANCESCO TELEFONA AL FRATELLO DELLA VITTIMA PER CONFORTARLO
PESARO - La telefonata che non ti arriva in un mercoledì d’afa, quando il
sudore ti si appiccica addosso come il dolore con cui convivi e cerchi di
addomesticare da due mesi. «Ciao Michele, sono Papa Francesco...» e il resto è
incredulità, stupore, commozione...
(articolo tratto da "Il Messaggero", foto da "Famigliacristiana.it")
(articolo tratto da "Il Messaggero", foto da "Famigliacristiana.it")
venerdì 21 giugno 2013
LA FORZA DI CAMBIARE
...per ascoltare l'intervista rilasciata per questo nuovo video blog curato da Alberto Pancrazi (giornalista RAI) clicca sotto
Guarda il video
Guarda il video
venerdì 14 giugno 2013
giovedì 28 febbraio 2013
Iscriviti a:
Post (Atom)







