venerdì 9 maggio 2014

I DATI SULLA FAME NEL MONDO_una ricerca di un ragazzo del Liceo Scientifico di Pesaro


1.  Circa 24.000 persone muoiono ogni giorno per fame o cause ad essa correlate. I dati sono migliorati rispetto alle 35.000 persone di dieci anni fa o le 41.000 di venti anni fa. Tre quarti dei decessi interessano bambini al di sotto dei cinque anni d'età.

2.    Oggi, il 10% dei bambini che vivono in paesi in via di sviluppo muoiono prima di aver compiuto cinque anni. Anche in questo caso, il dato è migliorato rispetto al 28% di cinquanta anni fa.
3.    Carestia e guerre causano solo il 10% dei decessi per fame, benchè queste siano le cause di cui si sente più spesso parlare. La maggior parte dei decessi per fame sono causati da malnutrizione cronica. I nuclei familiari semplicemente non riescono ad ottenere cibo sufficiente. Questo a sua volta è dovuto all'estrema povertà.
4.    Oltre alla morte, la malnutrizione cronica causa indebolimento della vista, uno stato permanente di affaticamento che causa una bassa capacità di concentrarsi e lavorare, una crescita stentata ed un'estrema suscettibilità alle malattie. Le persone estremamente malnutrite non riescono a mantenere neanche le funzioni vitali basilari.
5.    Si calcola che circa 800 milioni di persone nel mondo soffrano per fame e malnutrizione, circa 100 volte il numero di persone che effettivamente ne muoiono ogni anno.
6.    Spesso, le popolazioni più povere necessitano di minime risorse per riuscire a coltivare sufficienti prodotti commestibili e diventare autosufficienti. Queste risorse possono essere: semi di buona qualità, attrezzi agricoli appropriati e l'accesso all'acqua. Minimi miglioramenti delle tecniche agricole e dei sistemi di conservazione dei cibi apportano ulteriore aiuto.
7.    Numerosi esperti in questo campo, sono convinti che il modo migliore per alleviare la fame nel mondo sia l'istruzione. Le persone istruite riescono più facilmente ad uscire dal ciclo di povertà che causa la fame.

Fonti (divise in paragrafi):
1) Il Progetto contro la Fame nel Mondo, Nazioni Unite;
2) CARE;
3) Istituto per la promozione dello sviluppo e dell'alimentazione;
4) Programma mondiale per il cibo delle Nazioni Unite (WFP);
5) Organizzazione delle Nazione Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO);
6) Oxfam;
7) Fondo per l'infanzia delle Nazioni Unite (UNICEF)


LA FAME NEL MONDO
Secondo la FAO, 870 milioni di persone nel mondo soffrono di denutrizione. Più della metà di loro vivono nell'Africa Sub-sahariana e nell'Asia Meridionale.
Le cause della fame nel mondo sono molto più complesse di quanto normalmente si pensi. Alla base della carenza di cibo ci sono elementi connessi allo sviluppo economico, ai sistemi sanitari e allo sviluppo sociale; ci sono conflitti e discriminazioni di genere. Ad esempio, l'accesso all'acquapuò essere limitato non solo dalla scarsità di acqua presente in natura, ma anche da barriere istituzionali o finanziarie che ne impediscono l'utilizzo da parte delle comunità.

COSA PUOI FARE
Attivati contro gli sprechi. 222 milioni di tonnellate di cibo vengono sprecate ogni anno nei Paesi industrializzati, una cifra pari alla produzione alimentare dell'intera Africa Subsahariana! Mangia meno e meglio, privilegia i produttori locali, compra solo quanto necessario, scegli prodotti semplici e di stagione e impara a riutilizzare scarti e avanzi!
Dai un aiuto concreto. Nei Paesi in via di sviluppo sono circa 190 milioni (un terzo del totale) i bambini sotto i cinque anni che soffrono a causa della denutrizione. Ancora oggi ci sono bambini che muoiono di fame, ma tu, insieme a Cesvi, puoi portare dove è necessario aiuto e sviluppo, cambiando la loro vita e combattendo la fame nel mondo!



L'agricoltura è l'antidoto alla fame nel mondo: un modello di sviluppo dal Perù
L’agricoltura e l’allevamento, con maggiori investimenti e una gestione razionale delle risorse, possono essere l’antidoto alla fame nel mondo e la giusta soluzione nella lotta ai cambiamenti climatici.

A livello globale, gli agricoltori dei paesi a basso e medio reddito investono più di 170 miliardi di dollari ogni anno sui propri campi (circa 150 dollari per agricoltore): se gliinvestimenti fossero meglio mirati e meglio gestiti si potrebbero avviare grandi progetti. 

E’ il messaggio centrale del rapporto annuale della Fao “The State of Food and Agricolture 2012” ed è la scommessa sulla quale le istituzioni internazionali e le organizzazioni umanitarie devono puntare oggi.

Fondazione Patrizio Paoletti e Associazione Paoletti Onlus lo hanno fatto sin dal 2008 nelle terre amazzoniche del Perù, in cui operano tramite il programma “Scuole nel Mondo” per garantire scuola, cibo e medicine ai bambini della comunità di Hipolito Unanue.

Da luogo inospitale, in cui il tasso di analfabetismo era solo uno dei sintomi di una povertà stringente, di una condizione disagiata dell’infanzia, di un carente sviluppo del territorio, grazie ad un progetto di microcredito Hipolito Unanue si è trasformata in un esempio virtuoso per tutti i villaggi limitrofi.





             INTERVISTA A MATTEO DONATI
Responsabile centro d’ascolto caritas Pesaro
Di cosa si occupa e come opera la caritas?
“La caritas si occupa di tante cose, si puo parlare di due filoni principali, uno è proprio quello dell’aiuto concreto e l’altro invece è l’aspetto di sentinella. La caritas oltre a fare deve anche comunicare ai cittadini i problemi dei quali tutta la comunità si deve preoccupare perché da sola non andrebbe da nessuna parte. Bisogna pensare poi che dal 2008-2009 è iniziata la crisi e i problemi sono aumentati.
Negli anni abbiamo messo su un ampia rete di collaborazioni, con vari specialisti come medici, dentisti, avvocati e altri. Poi ci sono le istituzioni. Ad esempio l’ultimo fatto dei profughi di Siracusa è un ottimo esempio di come si lavora insieme. Dal ministero degli interni parte una richiesta: "E’ disposta Pesaro ad ospitare 40 persone?" – risposta del Prefetto: "Sì".
Il Prefetto cosa fa? Chiama tutti, chiama la Questura, chiama i Carabinieri, chiama la Guardia di Finanza, chiama la Caritas e alcuni esperti del settore. Ci si incontra in prefettura e si discute cercando di capire chi può accogliere queste persone, come accoglierle,  etc. La Diocesi di Urbino trova una struttura, la caritas di Pesaro e di Urbino insieme si occupano di trovare tutto il vestiario per esempio, e siamo l^ anche quando arrivano, perché in mezzo a tutta la polizia e alle sirene in un paese straniero prendi anche paura quindi la caritas va lì anche per dare il benvenuto, per tranquillizzare un po’ le persone. E quindi alla fine si trova una soluzione.”

Dove si trova fisicamente la caritas?
“C’è il centro di ascolto dove la gente viene e racconta i problemi che ha per vedere se si trova una soluzione, poi ci sono luoghi più operativi come la mensa e il magazzino dei vestiti.”
Chi viene a chiedervi aiuto?
“Vengono persone di tutti i tipi, chi è appena arrivato e sta cercando di integrarsi, chi si è gia integrato anni fa ma ora a causa della crisi è rimasta senza lavoro, vengono le famiglie italiane in difficoltà, molti dei problemi quotidiani qui si potrebbero risolvere da sole se solo ci fosse il lavoro, che purtroppo con questa crisi manca. Poi viene anche chi ha problemi di alcolismo, o con la droga, problemi di dipendenza da gioco e le dipendenze in generale, oppure persone che sono troppo semplici, che non hanno gli strumenti intelettivi e quindi molto sempre di più mi accorgo quanto molto più dei discorsi valga dare l’esempio. Un buon esempio è Papa Francesco che con la sua vita incarna un esempio.”
Cosa ti ha spinto a fare questo lavoro?
“C'era la persona che stava qui prima di me che e andata in pensione e poi Don Marco di Giorgio che era appena stato nominato direttore che mi conosceva non riusciva a trovare nessuno disposto a farlo perché è un posto un po’ particolare e quindi l’ha proposto a me. Io mi ero appena laureato e all’epoca scrivevo per alcuni giornali, ma era un periodo in cui avevo molte incertezze e mi sono detto "bene faccio una settimana di prova". Ho visto che era un gran casino e ho detto: "Va bene accetto la sfida". E sono contento di aver accettato  perché mi ha cambiato la vita in meglio, anche se ho avuto dei periodi molto difficili soprattutto all’inizio quando dovevo mettere ordine qua dentro  mi ha fatto soffrire tante volte questo posto perché è molto dura una volta ho avuta paura di alcune situazioni ma non mi sono mai arreso, sono uno che vuole andare in fondo alle cose. Ho visto che posso aiutare le persone, ho notato che il mio non è un lavoro d’ufficio ma che è meno formale e sono a diretto contatto con le persone e ho deciso di non mollare, perché si ci sono poveri che cercano di fregarti ma ci sono anche persone che hanno solo bisogno di una mano.”
Ha un messaggio da dare ai giovani?
“Una cosa che dico sempre sopra tutto ai ragazzi è: I poveri devono c’entrare nella nostra vita sempre, perché anche se la rendono più complicata ma allo stesso tempo anche più ricca e interessante, soprattutto ci ricorda che noi siamo uomini, non siamo Dio.
E questo lo dico in base alla mia esperienza personale, ogni volta che ho avuto a che fare con queste persone mi sono gratificato molto più che con qualsiasi altra azione. Mi spaventerebbe molto una vita in qui i poveri non ci siano, che ci sia solo io e le mie richezze, probabilmente cadrei in depressione.”
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