mercoledì 2 luglio 2014

GAIA E ANGELA IN MISSIONE PER UNA ANNO

Non riesco ad esprimere bene a parole quello che provo in questi giorni. Si sta avvicinando la partenza per la missione, sognata e preparata da tanto tempo, e allo stesso tempo sto concludendo il mio percorso scolastico con l’esame di maturità...
 
Sicuramente non è stato un periodo semplice da affrontare, ma, se mi guardo indietro non posso che ringraziare per ogni persona, ogni piccolo segno che è arrivato nella mia vita. Frequento il gruppo dell’Oratorio “Don Bosco” da circa 6 anni, da quando è stata aperta la casa “Don Bosco” nella canonica di Ginestreto. E mi è subito piaciuto il modo semplice e accogliente di stare con i ragazzi e l’aspetto legato alla carità, sia verso gli anziani e le persone sole della parrocchia, sia verso i più poveri che vivono lontano.
Dopo tanti anni vissuti con i miei amici e i ragazzi più piccoli, prima di Ginestreto e S. Angelo in Lizzola, la mia comunità di appartenenza, poi di Santa Maria delle Fabbrecce, dove ho prestato servizio in questi ultimi tre anni come catechista ed educatrice dell’Oratorio, ho sentito crescere dentro di me il desiderio di vedere di persona  la realtà della missione di Encañada in Perù di cui avevo tanto sentito parlare in questi anni. Ascoltare le testimonianze di tanti ragazzi, alcuni anche di Pesaro, che avevano toccato con mano la povertà e avevano cercato di mettersi al servizio dei più poveri mi aveva profondamente colpito, come un ritornello nella mia testa continuava ad affiorare la domanda: “Cosa posso fare io? Come posso vivere la mia vita?”
Mentre l’estate scorsa pensavo a cosa avrei potuto scegliere dopo la maturità (frequento l’Istituto Agrario a Pesaro), ha iniziato a fare capolino l’idea che forse avrei potuto davvero partire, andare in missione, mettermi in gioco e catapultarmi in una realtà nuova, totalmente diversa da quella che c’è intorno a me. Penso che nella vita bisogna avere un ideale grande da raggiungere e confesso che le proposte che vedevo intorno a me non mi soddisfacevano pienamente. L’idea di partire, regalare un periodo della mia vita ai poveri mi attirava molto. Dopo averne a lungo parlato in famiglia e con i miei educatori, ho prenotato il biglietto e il 17 luglio si parte! Vivrò per un anno in un posto fuori dal mondo, a più di tremila metri sulle Ande.
Mi rende contenta il fatto che non sarò da sola in questa avventura: con me parte anche Angela, della parrocchia di San Paolo (Tombaccia) e in questi mesi è stato importante aiutarsi e sostenersi a vicenda. Abbiamo organizzato alcuni eventi per raccogliere fondi da portare con noi, come se fossero una piccola “dote”  che regaleremo a Padre Alessandro, il responsabile della missione, per sopperire ai vari bisogni. Sappiamo che le necessità sono tante e numerose le strutture di sostegno e accoglienza: scuole d’arte, una casa per accogliere bambini orfani, un’altra per ospitare malati, anche terminali, tante piccole strutture nei paesini sparsi nel territorio parrocchiale, che è molto vasto e frammentato. Non so ancora dove sarò destinata, lo scoprirò quando arriverò là, ma spero tanto che questi mesi siano importanti per la mia vita.
Oltre al desiderio di fare qualcosa di concreto per i poveri ho nel cuore anche un’altra cosa importante: io parto perché voglio capire che cosa il Signore vuole da me. Ho bisogno di buttarmi per scoprire che donna sarò, nel frattempo posso solo ringraziare per tutto ciò che ho ricevuto e credo che l’unico modo per renderne grazie sia regalarlo a mia volta.
 
Gaia Giardini
 
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