venerdì 8 novembre 2013

IL TESORO DI PATRIK di Aldo Maturo



Patrick è da diversi anni in Italia, ha un regolare permesso di soggiorno ed ha sempre lavorato. Tutto quello che guadagnava lo portava alla moglie e ai tre figli. Poi la crisi, la fabbrica che chiude e una famiglia alla fame. Non ha alternative perché in Nigeria non può tornare e non se la sente di spacciare la droga...


Così tutte le mattine prende il bus e con il suo sgangherato borsone dall’entroterra raggiunge Pesaro o i centri vicini per “vendere” quello che ha. Chi compra non ne ha bisogno ma vuol dare solo una mano a questo ragazzo dal viso sorridente e gli occhioni a palla. D’estate gira le spiagge e d’inverno la stazione, i parcheggi, uno slargo affollato. Non vende griffe contraffatte, non truffa i clienti, non assilla. Vende strofinacci, calzini, fazzolettini di carta. Quanto basta per tornare a casa la sera con la dignità di un padre di famiglia. Poi arriva la legge, fredda, inesorabile. Patrick viene fermato, identificato ed essendo un “abusivo” gli viene sequestrata tutta la “merce”: 76 calzini, 9 strofinacci, 3 confezioni di fazzolettini di carta. Era il tesoro di Patrick, quel giorno, ed ora non ce l’ha più. Tutto confiscato, oltre ad una multa di 5.000,00 euro. Mi fa vedere il verbale, piange Patrick, non sa cosa raccontare a casa, stasera. Mi elenca le bollette da pagare, il fitto in sospeso, il conto al supermercato. Non ha rubato, ha cercato di vendere quattro stracci per stato di necessità. “Stato di necessità”. Anche per la norma che ha violato è una causa di esclusione di responsabilità.  Forse chi lo ha fermato non se lo è ricordato. Patrick, quattro stracci, il carcere all’orizzonte, nell’Italia degli scandali miliardari. Se almeno avesse anche lui il numero del cellulare del Ministro.
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