lunedì 28 ottobre 2013

CARO BABBO NATALE


Caro Rocco, alla fine anche tu te ne sei andato. Negli ultimi due mesi sei il quarto amico che salutiamo. Sandro, Barabba e Toni sono andati in cielo senza fare troppo rumore: la notizia della loro morte non è comparsa in alcun giornale. A volte è giusto così. Per rispetto. Perché ciò che conta davvero è la preghiera di chi ti vuole bene. Perché le prove dure che alcuni uomini devono affrontare sulla terra possano aver preparato un posto in cielo, tra gli scranni dorati che Dio riserva ai suoi prediletti: i poveri.

Tu invece sui giornali ci sei finito, c’era anche la tua foto, perché eri famoso. Eri un personaggio popolare, come il sindaco o chissà chi altri. Tu eri Babbo Natale. E chi non lo conosce Babbo Natale?! Tutti ti hanno visto almeno una volta in giro con la tua slitta. D’accordo, non era una vera slitta, era più un grosso triciclo, ma comunque dava l’idea: al posto delle renne il tuo inseparabile cagnone nero che ha lasciato un vuoto incolmabile dentro di te quando si è addormentato per sempre all’inizio dell’estate. Ricordo ancora le tue lacrime quando me lo raccontasti. La cosa incredibile è che tu avevi proprio la faccia da Babbo Natale, la barba era identica, il pancione gonfio e, come no, anche il sorriso. Così non dovevi fare un grande sforzo per entrare nella parte, ti bastava indossare l’inconfondibile vestito rosso e via! I bambini che incontravi potevano tornare a casa felici perché di sicuro avrebbero raccontato alla nonna un fatto straordinario: “Ho visto Babbo Natale, sì, quello vero, ha detto che se sarò buono mi porterà i regali!”.

Nell’animo dei bambini c’è un mondo incantato in cui tutti sono felici e il male non esiste. Un mondo in cui nessuno soffre. C’è un altro mondo, il nostro, più complesso e più cinico, in cui la tua casa non si trova in Lapponia custodita da folletti, ma è una vecchia roulotte parcheggiata sull’argine di un fiume. Un mondo in cui sempre più persone non trovano lavoro, hanno fame, sognano una casa vera in cui dormire o qualcuno che li prenda per mano e li aiuti ad avere un’altra possibilità. Per questo fanno fatica a sorridere. Ma sai cosa ti dico? Noi non dobbiamo arrenderci mai, anche quando ci sembra impossibile. Dobbiamo continuare a lottare, sorridendo alla vita, come facevi tu e a farci venire in mente delle idee nuove per cambiare un po’ di cose di questo mondo.

Ciao Rocco, sono felice perché adesso ci guardi dal cielo, seduto su uno scranno d’oro, ma sono anche un po’ triste perché quest’anno a tutti mancherà Babbo Natale, quello vero.
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