martedì 1 ottobre 2013

11 - IL MATTO


Tutti lo chiamano il Matto, ovviamente non è il suo vero nome, quello non se lo ricorda quasi nessuno. Se lo chiamano così è proprio perché è matto e se ne va in giro a decantare frasi assurde e a sussurrare nelle orecchie bestemmie o ingiurie contro qualcuno. Non è proprio simpatico, ha più l’aria da maniaco e se lo conosci e ti viene incontro, solitamente devi lo sguardo o cambi strada sperando che non venga a romperti le scatole...

 

Per quelli come lui il Comune sgancia un piccolo assegno mensile per infermità mentale che non tocca nemmeno i 300 euro e quelli devono bastare. Perciò quando è fine mese e la pensione è praticamente esaurita viene al centro di ascolto per prendere un buono pasto poi va a pranzare alla mensa del povero.

 

Provo a far finta di niente, assumo l’aria di chi ha troppe cose a cui pensare. Però mi accorgo che mi sta fissando, tento di cambiare direzione, ma è me che vuole anche se in questo momento io non ne ho per niente voglia. A volte ho la sensazione di avere addosso una calamita per i casi umani.

 

         Voglio morire voglio morire voglio morire!

         Cosa?

         Voglio morire voglio morire voglio morire!

         Ti prego non è il momento, c’è un sacco di gente che mi aspetta e che vuole parlare…

         Chiedimi come, dai, chiedimi come.

         Allora non hai capito…

Chiedimelo

Come vuoi morire?

Non lo so, da un precipizio.

Non dire fesserie, davvero, oggi sono molto impegnato… non ho tempo.

Voglio morire da un precipizio.

Cosa significa? Mi stai prendendo in giro, vero?

Per impiccagione, voglio morire impiccato sì.

Ti prego smettila, certe cose non si dicono neanche per scherzo. Faccio finta di non aver sentito.

Mi impicco sulla Statale.

Scusa, ma… posso sapere perché?

E’ un posto bello!

E la Statale ti sembra un posto bello? Ma dopo ti vedono tutti, le gente passa, non sta bene.

Mi impicco a un albero sulla Statale.

Lascia perdere.

Oppure mi butto sotto un’Eurostar.


Ho paura.

E di cos’hai paura?

Si può sopravvivere.

Guarda che non si sopravvive, è molto difficile… rimani a pezzi un po’ sparsi dappertutto.

Si sopravvive e si rimane a metà.

Se lo dici te… per me è meglio vivere, così ti togli anche il pensiero.

Ho paura lo stesso.

A me fanno più paura le cavolate che spari.

Oppure potrei provare con la benzina…no, è una morte troppo dolorosa sarei un sadico masochista.

Già.

Provaci te!

E io cosa c’entro sei tu che vuoi morire, non io. Anzi ti conviene smettere di pensarci.

Voglio morire con te.

Oddio, perché proprio con me, scusa?

Perché si, voglio morire con te.

Grazie, troppo gentile.

Schiavo non sono di questa tua vana gelosia.

Come?

Schiavo non sono di questa tua vana gelosia.

…?

Dobbiamo liberarci del corpo.

Perché?

Bisogna spezzare le catene della carne.

Hai finito?

Si.

Grazie. Ciao.

Ciao.

 

Qualche  mese dopo, più o meno alla stessa ora, ripercorro il medesimo tratto di strada. Apro il giornale per dare un’occhiata alle notizie e leggo.

 

23 agosto 2012 – Ha deciso di farla finita. Senza un biglietto senza una spiegazione. Si è impiccato in casa, in via Falcone. F.F. detto il Matto, 52 anni, celibe, una vita difficile per un equilibrio psichico non sempre facile da mantenere, è stato trovato senza vita ieri dal fratello al rientro in casa. Sul posto è intervenuta la Polizia che ha effettuato i rilievi di legge per accertare le fasi della morte. Non sembrano esserci dubbi sulla volontà dell’uomo di farla finita. Il magistrato ha disposto nel pomeriggio la rimozione della salma che verrà sottoposta domani ad autopsia.

 

Non ero intenzionato a pubblicare questa storia, ma a distanza di alcuni mesi è successa una cosa che mi ha fatto cambiare idea. Un ispettore della Polizia mi ha convocato in Questura per farmi alcune domande sulla vicenda. Attraverso una serie di indagini qualcuno aveva informato il Magistrato  del fatto che io ero in possesso di una registrazione o di un documento scritto in cui il Matto dichiarava le sue intenzioni di suicidio e che la conversazione avvenuta poteva averlo spinto ad agire. La cosa mi ha messo in imbarazzo, ma anche sorpreso per tanti motivi. Soprattutto mi sono chiesto come gli inquirenti fossero venuti a conoscenza di quel dialogo e del fatto che io lo avessi poi trascritto. Mi sono stati descritti dei dettagli. Ho sospettato persino di alcuni miei collaboratori perché ne avevo parlato con pochissime persone. Mi dispiace non aver conservato i miei appunti. Li ho persi proprio perché non gli avevo dato importanza. Quello che ho riportato l’ho ripescato dalla mia memoria.
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