martedì 24 settembre 2013

6 - VU CUMPRA'



A Basùra c’è gente che non ne può più, è a dir poco esasperata. Ogni volta che si ha la necessità di parcheggiare davanti all’ospedale o vicino al tribunale non è più sufficiente versare i soldi per il parchimetro perchè ormai si è aggiunto un altro dazio: l’offerta ai vu cumprà. Sono tantissimi, troppi, tutti neri, si mettono anche in centro all’uscita dai bar e dei negozi e con insistenza cercano di rifilarti la loro merce. Così per toglierteli dai piedi hai poca scelta: o fili diritto per la tua strada fingendo di non vederli o gli dai qualcosa. Bisogna intervenire, la Polizia dovrebbe mandarli via. E’ indecoroso. Cosa penseranno i turisti? Ogni tanto ne parlano anche i giornali perché c’è anche chi si stufa per davvero e chiama le forze dell’ordine...

 ...Ma l’apice della faccenda si raggiunge ogni anno all’inizio del mese di settembre quando la città di Basùra si raduna nei lunghi viali antistanti il mare per la Fiera di San Nicola. E’ una specie di grosso mercato (che non ha niente a che vedere con il Santo) per salutare l’estate e dove tutti approfittano per fare un po’ di acquisti. Si registrano ogni anno decine di migliaia di presenze. L’atmosfera è davvero speciale, tutti che comprano e si salutano, ridono, mangiano e sfilano con i vestiti appena comprati e si divertono…poi all’improvviso da un vicoletto vedi sbucare un gruppo di africani che corre come antilopi in fuga stringendo dei sacchi pieni di borse e braccialetti. Dietro di loro avanzano a passo un po’ meno spedito i Vigili di turno, appesantiti dalle divise e dagli ultimi cenoni di Capodanno. E’ una lotta impari. E’ come sperare di battere Usain Bolt nei cento metri piani o Wilsom Kipketère nella maratona. Non si riesce mai a fermare nessun venditore abusivo, ma in compenso si sequestra un po’ di merce contraffatta. Nell’ultima edizione ne hanno raccolta tanta da riempire un furgone.

Sed non è un antilope, è un uomo, anzi un ragazzo perché non ha nemmeno trent’anni. E’ nato a Dakar, la capitale del Senegal ed è l’ultimo di 15 fratelli nati da un unico padre, ma da due madri diverse perché nel loro Paese è concessa la bigamia. Se posteggi in centro magari lo incontri: è uno dei tanti vu cumprà che si aggirano da quelle parti e si sono inventati il mestiere di parcheggiatori. Potresti fare fatica a distinguerlo dagli altri perché bene o male sono tutti uguali, ma non solo fisicamente, c’è un’altra cosa che li accomuna, almeno quelli che ho conosciuto io: odiano fare i parcheggiatori, è una storia che non sopportano perché è umiliante, si incassa poco e preferirebbero guadagnarsi da vivere con un lavoro onesto. Ma se c’è un altro fatto che proprio non riescono a mandare giù è starsene con le mani in mano a far passare il tempo in attesa che un aiuto piova dal cielo. Non è nel loro dna. E’ una specie di malattia incurabile.

Sin da quando era bambino a Sed piaceva molto studiare. Sognava un avvenire diverso da quello di suo padre e dei suoi antenati. Voleva lavorare in Europa perché ogni volta che i suoi insegnanti gli parlavano dell’uomo bianco lo descrivevano con caratteristiche molto precise: simpatico, va in giro in giacca e cravatta, ha tanti soldi,  donne meravigliose, fa una bella vita.

Così all’età di quattordici anni decide di fare il grande salto alla ricerca di una vita diversa che a Dakar, per le opportunità che offre, non può di certo trovare. Parte insieme a uno zio che si occupa di teatro e gli consente di lavorare con lui in attesa di un’occupazione più idonea.

Quando atterra a Bologna con l’aereo rimane incantato: non aveva mai visto così tante luci tutte in una volta, i negozi pieni di cose da comprare, automobili che gli parevano astronavi, la pubblicità. Era tutto così perfetto e veloce. Gli sembrava di essere atterrato in paradiso e per l’emozione gli si inumidirono gli occhi. Finalmente poteva vedere e toccare quello che aveva sempre e solo immaginato.

Per alcuni anni gira con suo zio in molte città d’Italia. Sed si esibisce come comparsa negli spettacoli della compagnia teatrale e questo gli consente di migliorare il suo italiano che già aveva iniziato ad apprendere a scuola in Senegal. Però i guadagni sono miseri e un giorno, avendo messo da parte alcuni risparmi prende la decisione di stabilirsi a Basùra, condividendo un minuscolo appartamento insieme ad altri senegalesi. Pensa che continuando a girovagare si allontanerà l’obiettivo di una condizione stabile. Inizialmente si iscrive a un corso professionale grazie al quale ottiene un diploma di meccanico d’auto, poi fa anche uno stage in un’officina, ma non riesce a trovare lavoro. Cerca un po’ dappertutto, ma alla fine, consigliato da alcuni compaesani è costretto a fare quello che non avrebbe mai voluto: vendere accendini, calzetti e fazzoletti. In media guadagna 10 euro al giorno: 5 gli servono per mangiare e gli altri 5 li mette da parte per contribuire alle spese di affitto e ai consumi dell’appartamento.

E’ profondamente deluso. Lui che era partito per riscattare sé e la sua famiglia, che pensava all’Italia come alla sua grande occasione, adesso realizza di avere fallito. Ciò che in apparenza sembrava un mondo perfetto si è rivelato un miraggio che non corrisponde per niente alla realtà. Però non si arrende, coltiva ancora il suo sogno, seguita a cercare un lavoro, magari in futuro potrebbe anche continuare a studiare.

La sua storia mi ha dimostrato quanto siano grandi i nostri pregiudizi. Molti pensano che sia una loro scelta quella di stare ai parcheggi. Invece non è così. Si trovano costretti a farlo e non è per niente gratificante. Ho conosciuto in Sed un ragazzo davvero in gamba. Mi ha dato una lezione di umiltà e ogni volta che lo incontro penso a cosa avrei fatto io al suo posto, trovandomi nella stessa situazione: lontano migliaia di chilometri da casa, dalle mie radici e dai miei cari, in un mondo completamente diverso da quello in cui sono nato, senza punti di riferimento, con la consapevolezza di aver fatto una scelta azzardata che non ti ha ripagato degli sforzi fatti.

Così un giorno, mentre insieme mangiavamo un gelato, gli ho fatto una domanda che avevo dentro da un po’ di tempo: gli ho chiesto come lui vedeva noi italiani. Da quel giorno ho stampato in testa alcune sue frasi che mi sono arrivate dritte al cuore come spade affilate. Le lascio qui così, crude e taglienti.

Sed dice che gli italiani non hanno il tempo per ascoltare, soprattutto noi abitanti di Basùra. Siamo presi da tante cose e ci dimentichiamo l’uomo. In altre città, in altre zone va un po’ meglio.

Sed sostiene che la gente qui in Italia è ricca, ma ha paura di chi non conosce e non è accogliente. Una signora una volta gli ha chiesto se al suo Paese vivono ancora sugli alberi e mangiano le banane.

In Africa se incontri qualcuno ti invitano subito a casa, è una cosa normale. Qui ti invitano al bar. Se sei un estraneo non entrerai mai dentro casa perché si teme sempre il peggio.

Non è giusto generalizzare, ma molte persone a Basùra sono chiuse nello spirito. Non è colpa vostra, è che vi educano a vivere così sin da piccoli. In televisione dell’Africa mostrano solo la guerra e le cose brutte, quindi la gente ha paura. Non sanno quante cose belle ci sono là.

Sed afferma che i soldi e i cani, contano di più delle persone. A pensarci bene, gli animali sono più considerati e voluti bene dei parcheggiatori. Ai cani non gli manca mai niente, mentre lui tante volte se non ha i soldi nemmeno mangia.

A volte certi poliziotti cattivi mi dicono che devo tornare al Paese mio. Forse hanno ragione. Presto tardi me ne andrò.

Tornerò a casa mia.


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