lunedì 2 settembre 2013

1 - CENTRO D'IGENE MENTALE

Squilla il telefono. Rispondo. Si presenta un medico del Centro d’Igiene Mentale. Mi riferisce che hanno ricoverato Jessica d’urgenza. La situazione è molto grave, c’è mancato poco che morisse. Da una settimana era rinchiusa nella sua roulotte senza mangiare. Solo Tavernello in cartone e fiumi di antidepressivi. Risultato: intossicazione e delirio. Per fortuna una volontaria è andata a farle visita, si è accorta della situazione e ha chiamato un’ambulanza. Non appena apprendo la notizia salgo subito in macchina e la vado a trovare. So per certo che non ha parenti né amici in grado di starle vicina in un momento così delicato...


...Jessica vive sulla strada da molti anni ed è proprio lungo la strada che ci siamo conosciuti.

La vidi fuori dall’ospedale di Basùra, stava raccogliendo mozziconi di sigaretta da terra. Fumava gli scarti di tabacco abbandonati dalla gente che passava di lì. Ne aveva raccolto un pacchetto intero. Mi venne incontro con un certo timore, involontariamente inclinò la testa da una parte e mi chiese alcuni spiccioli per comprarsi dieci sigarette vere. Pensai che sotto il volto sporco e sciupato dall’alcool doveva nascondersi una ragazza bellissima. Mi tuffai nei suoi occhi celesti che chiedevano aiuto e vidi un mare di solitudine e sofferenza. Innumerevoli domande mi sommersero come onde giganti. Mi chiesi perché la vita a volte sembra valere così poco. Perché. Perchè non hai trovato una via d’uscita, Jessica? Cosa ti ha gettato laggiù nel baratro? Jessica, chi sei davvero?

Non ero mai entrato in un Centro d’Igiene Mentale, me lo immaginavo diverso, cioè me lo figuravo  strano, con corridoi lunghissimi e bianchi, letti enormi e arrugginiti, infermieri dall’aspetto inquietante. Invece è perfettamente identico a tutti gli altri reparti ospedalieri, con l’unica differenza che per uscire bisogna sempre chiedere a un responsabile che gentilmente apra la porta sigillata a chiave.
Mi indicano la stanza di Jessica, ma mentre cammino il mio occhio curioso non può fare a meno di ficcarsi dentro le stanze e ne rimango alquanto impressionato: vedo un signore legato al letto che si agita gridando cose incomprensibili, una donna che si dondola su una sedia e ride a squarciagola, una ragazza di colore che parla da sola fissando la parete che ha di fronte. Poi entro nella stanza di Jessica. Mi riconosce dopo un paio di secondi. E’ ancora un po’ frastornata anche se dice di sentirsi meglio. Mi saluta con dolcezza abbracciandomi e baciandomi sulle guance. E’ in vestaglia, ha la faccia stanca e gonfia. Mi fa tenerezza per quanto è indifesa. Più la guardo e più mi tuffo nei suoi occhi celesti che chiedono aiuto e la rivedo quando ancora aveva diciannove anni …

… è una ragazza come tante che dopo aver ottenuto il diploma di maturità comincia a lavorare in una fabbrica di tessuti. Pensa al suo futuro. Vuole rendersi indipendente dalla sua famiglia. Ha dei sogni che desidera realizzare. Durante l’estate lavora anche di sera come barista. Per lei è faticoso reggere il ritmo, ma la buona volontà non le manca e non si perde d’animo. Una sera al bar si presenta Lorenzo, un ragazzo molto carino che la colpisce alla prima occhiata. Iniziano a frequentarsi. Lui è simpatico e la sua compagnia la fa sentire bene. S’innamorano, decidono di mettersi insieme e dopo un anno vanno a convivere. E’ un passo molto serio: con Lorenzo si sente pronta ad aprire un capitolo importante della sua vita. Non passa molto tempo e Jessica si rende conto che il suo ragazzo le nasconde qualcosa: ha spesso degli atteggiamenti strani che non riesce a spiegarsi. A volte è lunatico, si arrabbia per nulla e a tratti è pure violento. Lorenzo fuma l’eroina. Per Jessica, che è una ragazza semplice e un po’ ingenua si tratta di un mondo sconosciuto. Lei non è solita bere alcolici, non fuma nemmeno sigarette. Un giorno Lorenzo la invita a provare, lei si lascia convincere e accetta. La prima volta ne rimane disgustata, ma purtroppo la storia non finisce lì. L’eroina è come un serpente che ti addenta, poi ti avvolge piano piano fino a soffocarti. Anche lei cade nella trappola e senza nemmeno rendersene conto arriva a non poterne fare a meno. Qualcosa dentro di lei cambia radicalmente e quello che all’inizio era disgusto si trasforma in piacere, poi in esigenza, poi in dipendenza, assuefazione, rota… tutto cambia perché al centro di ogni cosa c’è quella maledetta sostanza e il fulcro della sua vita diventa come ottenere altra roba. L’effetto iniziale non basta più, aumentano le dosi e passa alle iniezioni endovena. Così sperpera tutti i suoi risparmi, infrange il suo rapporto col mondo e frantuma i suoi sogni.
Un giorno però tutto finisce con qualcuno che bussa alla porta. Jessica va ad aprire. E’ la polizia. Gli agenti entrano con irruenza, cercano Lorenzo. Lo trovano ancora dormiente in camera da letto e lei dalla cucina sente le sue grida soffocate mentre i poliziotti prima di ammanettarlo e portarlo via lo gonfiano di botte. Non lo vedrà mai più. La loro storia è finita per sempre. Lui se ne starà in carcere per chissà quanto tempo. Lei è solo una vittima e il giudice dopo una settimana di carcere la affiderà a una comunità di recupero dove rimarrà per tre anni e si ripulirà completamente.

Ma una volta uscita le cose non vanno bene comunque. Di nuovo incontra la persona sbagliata e i suoi vuoti sono riempiti da un altro serpente letale: l’alcol. Dopo un po’ di tempo Jessica rimane incinta e quando il suo nuovo ragazzo lo viene a sapere se ne va dalla sua vita senza lasciare tracce o spiegazioni. Chiede aiuto ai suoi genitori, ma lo strappo che si è creato è ormai troppo grande, così anche la sua famiglia non la vuole più e l’abbandona al suo destino. Questa volta è davvero sola.

L’unica luce è Simone che nasce dopo nove mesi di gravidanza. E’ bellissimo, così fragile, ma al tempo stesso pieno di energia e vitalità. Purtroppo a causa dei problemi di alcolismo della mamma a cui si aggiunge una forte depressione, i servizi sociali intervengono e quando il bambino ha poco più di due anni viene strappato da sua madre e affidato a una famiglia benestante, in grado di crescerlo in un contesto familiare normale e protetto. Non lo vedrà più.

Adesso Jessica sta piangendo, esco dai suoi occhi perché non c’è più spazio: sono troppo pieni di lacrime e di dolore. Mi dice che fra poche settimane Simone compirà sedici anni. Poi aggiunge: “Ne mancano soltanto due. E’ da quando me l’hanno portato via che aspetto. Non me l’hanno mai fatto vedere. Non sai quanto soffro e quanto ho pianto. Nemmeno per telefono l’ho potuto sentire. Neanche una volta… nemmeno la sua voce. Ancora due anni poi sarà maggiorenne. Aspetto solo quel giorno, andrò a casa sua, busserò alla porta e finalmente potrò guardare mio figlio, il mio bambino e gli dirò tutto. Tutta la verità… che è stata colpa mia e che gli ho sempre voluto bene. Il mio Simone”.




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