mercoledì 15 agosto 2012

UNA CITAZIONE

 
Nel suo “Mondo piccolo” Giovannino Guareschi scriveva che “…gli uomini sono delle disgraziate creature condannate al progresso, il quale progresso porta irrimediabilmente a sostituire il vecchio Padreterno con le nuovissime formule chimiche. E così, alla fine, il vecchio Padreterno si secca, sposta di un decimo di millimetro l’ultima falange del mignolo della mano sinistra e tutto il mondo va all’aria.”

Questa citazione così imponente la porto con me dal primo istante in cui l’ho letta. E’ una frase che ha la forza bruta di ridimensionare le certezze più solide, che danno tanta sicurezza e sostengono il nostro io egoista. E’ un pensiero che può spiegare almeno in parte il motivo apparentemente assurdo per cui tante persone che fino a ieri facevano una vita “normale” a un tratto si trovano a non possedere più nulla e a fare la vita di strada.
    La perdita del posto di lavoro accompagnata da un divorzio in certi casi limite può voler dire rimanere fuori di casa. Se si aggiunge un po’ di sfortuna, atteggiamenti sbagliati,un errore fondamentale e il non poter più contare su alcuni amici che ti hanno voltato le spalle a causa della tua negligenza, il mondo va all’aria sul serio. Sei fuori.
    Storie simili purtroppo non sono rare, a Basùra se ne incontrano a decine. Però è curioso mettersi ad ascoltare la vita di questa gente perché ogni volta scatta automatico un meccanismo per cui ti immedesimi nella sofferenza di chi hai davanti. E ti sorgono fiumi di domande, allegate a punti interrogativi di dimensioni esagerate: cosa avrei fatto al suo posto? Avrei avuto più o meno coraggio? Me la sarei cavata? Sono tutti fannulloni? Tutte povertà mentali? Forse. Ma. Non so.
    Alla fine mi sembra di aver trovato un dato comune. C’è un filo che lega molte di queste storie: se provi a entrare nell’intimo di quella vita, al 99% dei casi troverai una persona che sa di aver sbagliato e vorrebbe una seconda possibilità, per ricominciare da capo. Tornare all’inizio quando la sua vita era ancora “normale”.
    Ormai è troppo tardi, ma prima di alzare la mano contro sua moglie, quella notte in cui tornò a casa ubriaco, Ubaldo l’aveva amata davvero; quando iniziò a bucarsi nel garage di un amico, Andrea voleva soltanto scuotere la sua vita con un’emozione, voleva uscire da quella monotonia; fu per rabbia che Mario disse: “Padre non considerarmi più tuo figlio”.
    E adesso mangia alla mensa del povero, dorme in una casa abbandonata, chiede l’elemosina fuori dalle chiese, ma a volte è stanco, ha freddo o semplicemente non ce la fa più. La sera a volte piange da solo e mentre le lacrime gli rigano il volto sembra che dica “Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te”.
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