mercoledì 15 agosto 2012

PRISTINE

 
La casa di Pristine è situata nella zona mare di Basùra. Avendola incontrata un giorno per strada nel corso di uno dei miei pellegrinaggi in città le avevo chiesto se potevo passare a trovarla, così eccomi in via Allende 46. Pristine è una ragazza davvero molto bella, porta con sé il profumo e il mistero della sua amata Africa.
   Ha quasi trent’anni, viene dalla Nigeria e parla molto male l’italiano, infatti siamo soliti conversare in inglese. Mi piace il suo accento esotico.
    Sin dal nostro primo incontro ho percepito in lei una fragilità sottile, tipica delle persone che hanno sofferto molto e a lungo. A prima vista potrebbe sembrare affetta da un ritardo mentale, imprigionata in una forma di autismo latente: non parla quasi mai, se non a scatti e cammina sempre dritto per la sua strada senza dar peso a quello che le accade intorno. Inizialmente anche con me si era mostrata diffidente. Era sempre seria, non rideva. Poi mano a mano che ci conoscevamo aveva iniziato a prendere fiducia e a sorridere.
    Pristine è come una piccola scultura d’ebano che si deve a tutti i costi proteggere.
    Entro in casa sua e mi offre un caffè. E’ tutto minuscolo e ristretto c’è solo un piccolo bagno, la camera da letto e la cucina dove mi fa accomodare.
    Resterò quasi due ore lì con lei, ma sarà come una vita. Mi racconterà tante cose, ma più che altro ricorderò i suoi occhi lustri e il tremolio delle sue mani.
    Pristine è nata a Benin City, la fabbrica italiana di prostitute dell’Equatore. Un luogo in cui per le strade si trovano cartelloni pubblicitari che offrono la possibilità di lavorare all’estero. Basta avere tra i 18 e i 23 anni, essere belle, eleganti, avere i capelli lunghi e neri, la pelle perfetta e un corpo prestante. Ancora meglio se si parla l’inglese, si è inserite in un’istituzione del terziario o si è laureate. Garantiti soldi e successo. In seguito si deve spedire una fotografia a colori del proprio viso, il curriculum vitae e le misure del proprio corpo. Si verrà ricontattate.
    Pristine è una delle tante prede che è caduta nella trappola. Anche sua madre la incoraggiava a partire (il pagamento era persino anticipato alla famiglia). L’hanno presa in consegna uno specialista della tratta e una signora che si faceva chiamare matrona. Il viaggio è stato estenuante: in macchina da Benin fino a Lagos, aereo per Parigi, poi in treno verso Milano. Il sogno di Pristine in poco tempo si è trasformato in un incubo.
    Le premesse di trovare un lavoro sicuro e di sistemarsi in Europa erano tutte bugie. L’unica e terribile verità era racchiusa nel suo corpo che doveva essere venduto ai compratori d’amore del capoluogo lombardo, disposti a sborsare denaro per soddisfare le proprie voglie represse. Di certo a loro non importava nulla del male che le avrebbero fatto né delle conseguenze che avrebbe dovuto portarsi dietro per tutta la vita. Ma Pristine non aveva via di scampo. Doveva solo attenersi agli ordini: o stai ai ritmi di lavoro o sono botte. Il cliente ha sempre ragione. Non ci sono diritti. Basta vendersi e non passerai guai.
    Pristine cercava di ribellarsi, ma ogni suo tentativo veniva represso con la violenza. Poi un giorno l’hanno picchiata davvero forte lasciandola semisvenuta in uno scantinato umido. Non ha mangiato per cinque giorni.
    Soltanto la disperazione le ha dato la forza di reagire e di scappare una volta per tutte. Ricorda di aver corso e pianto a più non posso, fino a svenire in mezzo a una strada. Quando ha riaperto gli occhi si è ritrovata in ospedale. La Polizia l’aveva trovata e salvata.
    Pristine è riuscita in una straordinaria impresa, ma da quella volta non parla e non ride quasi mai e sembra imprigionata in una forma di autismo latente.
Oggi si guadagna da vivere facendo la lavapiatti in un ristorante. Ogni tanto di notte sogna di poter tornare a casa.
   Esco dal suo piccolo appartamento profondamente commosso.
   “I’m happy to have see you” le dico.  “I’m happy too” risponde lei con voce d’Africa.

Dio, ti prego, amala tanto, lei ne abbisognerà. Fa che possa vibrare il vento della sua santa libertà.
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